FIORI DI BACH IN HOSPICE 



Ringrazio la mia amica Camilla Marinoni per avermi intervistata e per aver segnalato il nostro lavoro sul settimanale "Confidenze".
Se desiderate leggere l'articolo, dovrete cercare dal giornalaio il numero 27 del 27 giugno 2017.

Il progetto "Counseling in Hospice"



Ringrazio "Milano più sociale" con Raffaella Ganzetti, direttore editoriale, e Camilla Marinoni, amministratore sito web, per aver pubblicato il racconto del progetto "Counseling in Hospice" del 2010.
Troverete l'articolo cliccando qui .

Il progetto "Fiori di Bach in Hospice"





Desidero ringraziare  Raffaella Ganzetti, direttore editoriale di "Milano più sociale", giornale on line di informazione per il mondo della disabilità e fragilità, che si è interessata alla nostra esperienza di Fiori di Bach in Hospice e che ha pubblicato questo articolo sul suo giornale. Grazie anche a Camilla Marinoni, amministratore sito web di "Milano più sociale" e mia cara amica, che ha parlato di noi a Raffaella.

Maria Chiara Verderi


LUCIGNOLO  e la "speranza istruita"

di Achille Tironi - Volontario AHMIS (Amici Hospice Malattie Infettive Sacco)



Penso che tutti abbiamo avuto modo di confrontarci nella vita con la vicenda di colui che Collodi veste con il nome di Lucignolo per il "suo personalino asciutto, secco e allampanato, tale e quale come lucignolo nuovo di un lumino da notte", conservando impressa nella mente la morale della favola nella quale Pinocchio lo rinviene morente nella stalla dell'ortolano Giangio.

Nel nostro caso l’avventura nel “paese dei balocchi” propone un esito diverso, potremmo dire un’interessante appendice quale quella che ha affollato i miei pensieri quando, dirigendomi allo spogliatoio per cambiarmi e prendere servizio, ho intravisto riassettata la camera 2. Lucignolo se n’è andato. Oggi niente massaggio ai piedi,  thé con i biscotti e neppure passeggiata in giardino parlando alle viole della loro riposta bellezza tra le foglie di autunno ancora disseminate e mai raccolte.

 Lucignolo era attento a queste cose, fiscale a riguardo di quello che dovevano fare gli altri, proprio come chi non sa pretendere da sé e le scuse le ha esaurite nei propri confronti. Ho spinto sulla carrozzina attraverso i viali le parole ed i sentimenti di una vita sciupata, a volte, anche momenti di lacrime di paura. Sapeva tutto della sua prognosi, cosciente di essersi bevuta la vita come una gustosa aranciata e di aver impegnato i giorni in una frenetica danza. Gli bruciava forte la sete di provarci ancora in un altrove che non riusciva a circuire.

Aveva vissuto la malattia come il tempo della salute adeguandosi a percorsi e sentieri senza pedaggi da pagare, barattando il suo essere e la sua inadeguatezza come occasione di cura e di attenzione da parte degli altri.  Mi sono chiesto se mai avesse percepito il calore di un amore vero capace di renderlo a sua volta intraprendente premura, ardente ed amante iniziativa. Non ho avuto occasione di approfondire l’argomento, né mai i ricordi di cui mi ha fatto partecipe si spinsero in questa direzione. Ho raccolto però una conferma al laghetto, a contatto con i germani: volle a tutti costi alzarsi dalla carrozzina e,  barcollante, provare ad avvicinarli, accreditando un suo saperli accudire a motivo di una vita in cascina, con anatre, polli e conigli.




Le anatre si rivelarono l’argomento privilegiato di una primavera allo sboccio: la coppia, la fedeltà, lo stagno, la cova, la cura, gli anatroccoli e la vita buona ci condussero su sentieri comuni fino giustificare la speranza che è il respiro della vita. Le ali delle anatre si rivelarono argomento convincente e adatto non solo a giustificare la ricerca di un luogo appropriato per nidificare,  ma ci consentirono di accostare il futuro che ci viene incontro, che conosciamo ancora prima di incontrarlo. Un futuro sperato e già disponibile dentro la nostra attesa, altrettanto giustificata al pari dell’attesa dell’anatra che attende i piccoli di cui non conosce il volto.

Lucignolo coglieva la forzatura del mio intento ma accondiscendeva a vestire la sua sete con le piume del germano reale, stringendosi nella coperta scarlatta, intimidito nelle fresche ombre del viale. Faceva memoria di un sé che pungeva di dentro e intendeva spuntare con la forza di un germoglio. Ogni desiderio che, come una meteora, riesce a fare breccia nella nostra indurita scorza,  vi attizza un dramma e ci espone alla decisione di accoglierlo o rifiutarlo. Accende la vita che vi si affida o soffoca nella incredulità, poiché il rischio e la speranza si accompagnano all'affidamento e mai alla incredulità.

Lo accompagnai al Bar, si rifornì di caramelle, e poi tornammo silenziosi verso il padiglione, cercando di schivare le buche di un tracciato provato dalle intemperie e dalla mancanza di cura. Mi chiese di stare ancora alcuni momenti in sua compagnia e poi si distese nel letto lamentando un dolore che provvedemmo a rintuzzare.

“Mi fai i massaggi oggi?” fu la prima domanda che mi rivolse appena mi avvicinai al suo letto due giorni dopo. Era più loquace del solito e mi importunò con qualche domanda personale alle quali risposi vagheggiando finchè diede termine a quel suo curioso gioco. Capivo che si portava dentro qualche cosa di incandescente che non riusciva a pinzare e alla fine, mentre gli portavo il thé con i biscotti sbottò con questa affermazione quasi volesse colpevolizzarmi di qualche cosa: “Non ho dormito la notte scorsa, mi faceva male la spalla”.

Capii al volo la domanda di aiuto e feci seguito con questa affermazione: “Non solo ti faceva male qualcos'altro.” Lo aiutai poi a vestirsi per uscire nel parco e mentre mi partecipava la sua ansia gli feci notare come proprio questa si alimentasse alla speranza, alla tensione che si portava dentro verso un tempo ed un luogo di pienezza. Viveva dentro di sé il dramma di giungere alla decisione di rinunciare definitivamente a vestire i panni della disperazione. Aveva intravisto, nella parte più intima di sé, la possibilità di un affidamento cosciente, personale, definitivo alla pienezza che tutti speriamo di incontrare.

Nei giorni successivi, fintanto che riuscì a sopportare il dramma della sua decisione, mi chiese di stargli vicino e volle che scegliessi dei brani della Bibbia da leggergli. Cosa che feci volentieri figurandomi di riconoscerne l’intimità.  L’ultimo brano, che volle scegliere personalmente, iniziava in questo modo: “Un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova: “ Maestro che devo fare per ereditare la vita eterna?......... e finiva con: “Va e anche tu fa lo stesso”.

Un sussulto di gioia ho provato nel pensare che la vita di Lucignolo, guardata con occhio più benevolo di quello di Collodi, conferisca alla favola una morale impossibile, quale quella autorizzata dalla speranza, vestita dalle piume di un germano reale.  




Achille Tironi


I Fiori per Lucignolo

All'arrivo in Hospice  abbiamo pensato che per tranquillizzare Lucignolo fossero adatti, oltre a Rescue anche Vine e Beech

Successivamente, caduta la prima "buccia di cipolla", sono emerse le paure e così abbiamo predisposto un nuovo mix: Vine e Beech con Rock Rose, Mimulus e Sweet Chestnut

Negli ultimi giorni abbiamo sostituito Beech, oramai non più necessario, con Walnut e così la miscela che lo ha accompagnato nei suoi ultimi giorni comprendeva Vine, Rock Rose, Mimulus, Sweet Chestnut e Walnut.

Maria Chiara Verderi