IO ME LI RICORDO COSI'



Tutte le persone che arrivano in Hospice raccontano storie e portano esperienze di vita speciali, ognuno a modo suo. Però alcuni, chissà come, finisce che ti rimangono nel cuore e nel ricordo come sprazzi luminosi di vita, come frasi urlate più forte nel brusio generale: "Ehi! Eccomi! Guardami! Sono qui!"
 
S. è arrivato in autunno e, superando ogni previsione,  è rimasto con noi per parecchi mesi. La sua mamma è una donna forte e volitiva, abituata a far fronte da tempo alla malattia e amorevolmente decisa ad accompagnare il figlio nel declino di una malattia che non lascia speranze.
E' rimasta, rasserenante presenza al fianco di S., un giorno dopo l'altro, instancabile ed efficientissima tanto quanto affettuosa e apparentemente serena. Sempre sorridente e disponibile la si incontrava in corridoio e nella cucinetta, sempre pronta a condividere il suo tempo con le infermiere, le suore e gli altri nuclei familiari presenti per gli stessi motivi in reparto.
Arrivava spesso con torte e manicaretti che offriva gentilmente a tutti insieme alla sua presenza dolcemente materna. In questo modo e con tali attenzioni è riuscita ad accompagnare S. raccogliendo intorno a lui le sorelle e A. con il quale divideva le ore di assistenza diurna e notturna.
Nella camera di S., come in tutte le altre, era posta una ciotola con i Rimedi del dott. Bach personalizzati per la persona ricoverata ma anche per i familiari.
In un primo momento Agrimony, Oak, Red Chestnut e Heather l'hanno aiutata a valorizzare gli aspetti positivi del suo carattere, smussandone le spigolosità che si accompagnano ad un carattere forte e realizzando in questo modo un clima di grande serenità.
In un secondo momento i suoi Rimedi sono stati Olive e Sweet Chestnut per aiutarla a sopportare meglio la fatica e l'angoscia a volte trattenute e poi, con semplicità, esternate.
Nei momenti finali, segnati dalla paura motivata dalle sempre più frequenti crisi respiratorie di S., Mimulus, Rock Rose e ancora Sweet Chestnut sono stati un aiuto prezioso per far fronte al terrore e all'angoscia scatenati dall'ineluttabilità della situazione.  

G. 73 anni, è arrivato in Hospice accompagnato dalla moglie che è rimasta al suo fianco per tutto il tempo.
I coniugi erano unitissimi ma la gravità della situazione ed il carattere soverchiante di G. finivano per innescare un eterno conflitto, che si manifestava con litigi continui e attacchi vicendevoli per qualsiasi nonnulla.
Le uniche occasioni in cui si ritrovavano in sintonia erano quelle in cui manifestavano sfiducia e aspra critica nei confronti degli operatori.
Questo comportamento generava un'atmosfera davvero esasperante e faticosissima.
Vine, Holly e Beech sono riusciti a ristabilire in breve tempo un clima favorevole grazie al quale entrambi i coniugi hanno trovato pace. Recuperata in tal modo la serenità sono riusciti a vivere più fiduciosamente gli interventi del personale fino agli ultimi istanti di G..

E. A., 51 anni  immigrato dal Marocco. Quando si è reso conto della gravità del suo stato è precipitato in un dramma interiore, incapace di decidere se rimanere in Hospice a Milano o se tornare a morire a casa, in Marocco.
Con l'aiuto dell'Assistente sociale e di una mediatrice culturale si riesce a prendere contatto con la famiglia e a comprendere la sua difficoltà nel prendere una decisione.
Scleranthus gli è stato offerto per aiutarlo a sciogliere questo tormentoso dilemma.
Alla fine ha scelto di tornare a casa ed è stato accompagnato all'aereoporto dal dirigente medico in persona che ha provveduto a dotarlo dei permessi necessari.
Già, perchè da noi, superando ogni ostacolo burocratico, succede anche questo.
Siamo abituati come società a ingigantire le difficoltà, a scrollare la testa dando più peso a ciò che non funziona rispetto a quanto di buono invece c'è, denunciando il deterioramento dei valori,  cedendo, a volte, all'egoismo che sembra imperante.
Eppure noi, in una notte di fine anno, abbiamo avuto il privilegio di assistere ad una azione di questo genere.
Una grandezza senza clamori fatta di gesti, ora piccoli ora grandi, da parte delle infermiere, dei medici, dei volontari, delle psicologhe, degli assistenti spirituali e di tutte le persone che danno il loro contributo nella cura delle persone qui ricoverate. 

J 92 anni, è una nonnina dolcissima e mansueta, di quelle che verrebbe voglia di abbracciare e coccolare in continuazione. Il problema non era la gravità della sua condizione fisica, bensì il fatto che si stava lasciando mitemente andare.
Con Olive è improvvisamente ringiovanita, ha rispolverato un caratterino niente male e ha cominciato addirittura a combinare delle marachelle.
E'stata successivamente ricoverata in una RSA, decisamente ringalluzzita.

C. 48 anni, ingestibile e rissoso con il gusto perfido di imbrattare tutto quello su cui riusciva a mettere le mani. Lo abbiamo visto una sera avventarsi, nello sconcerto generale, contro gli armadietti delle coperte e sconquassarli senza pietà in un frastuono roboante di lamiere.
I Rimedi Holly, Cherry Plum e Impatiens lo hanno accompagnato verso un deciso cambiamento.
Quando infine è stato ammesso in una comunità, anche se un pò preoccupato per la novità, si è congedato da tutti  allegro e di ottimo umore.

E poi per un periodo di sollievo è arrivato E., 84 anni, assolutamente riluttante dopo anni in cui la malattia lo teneva inchiodato in un letto quasi completamente paralizzato. Nei primi giorni si è dimostrato prepotente, arrabbiato, risentito e pretenzioso.
I suoi Fiori sono stati Heather, Honeysuckle, Willow e Gorse e, d'improvviso, ha dichiarato di vedere tutto positivo per la prima volta dopo anni, così inaspettatamente che quasi ne provava apprensione.
Ci ha confidato stupito la sensazione di vedere un "cielo luminoso e azzurro" sopra di sè e un giorno, commosso, ha raccontato di aver sognato, durante la notte precedente, di morire e poi di rinascere.
Prima di tornare a casa ha chiesto alla figlia di scrivere sul libro posto all'ingresso dell'Hospice:
"I volti da cupi si sono fatti luminosi di splendidi sorrisi e tutto quello che pareva negativo si è fatto improvvisamente splendido e positivo. Grazie anche per questo insperato finale. Il vostro affezionato E:".
Parole delicate come carezze, da parte di un poeta.

Maria Chiara Verderi


    

I FIORI DI BACH IN HOSPICE



Quando una persona entra in una struttura come un Hospice di solito ha affrontato tutta una serie di analisi con esiti sempre più preoccupanti, ha seguito cure spesso dolorose e invasive. All'arrivo la persona spesso non sa esattamente cosa sia un Hospice né cosa accadrà. I sentimenti più frequenti, oltre al dolore fisico, sono paura, perdita della speranza, terrore, disperazione, preoccupazione per i congiunti, senso di colpa.

In questo luogo però medici e infermieri accolgono il paziente con affetto e comprensione, vengono approntate le cure migliori dato lo stato del momento e viene messa in atto immediatamente la cura del dolore. I tempi si dilatano, la frenesia cessa e il paziente viene accolto, riconosciuto come una persona e non più come una patologia e torna finalmente ad essere ascoltato.

Roberta caposala in un Hospice di Milano racconta: "Il malato in Hospice ha bisogno principalmente di relazione ed accoglienza. Ha bisogno di essere ascoltato. Un colloquio per la scelta dei Fiori di Bach fa sì che la persona si concentri su se stessa, cerchi di capire cosa prova e perché, la mette in condizione di sforzarsi di spiegarlo, di dare un nome alle emozioni che prova. Così facendo si riconosce e si fa riconoscere. Così facendo scopre di avere davanti qualcuno che la guarda e desidera capirla e conoscerla."

Questo qualcuno può accoglierlo con affetto e simpatia, è interessato ad ascoltare la sua storia, le sue esigenze e le sue emozioni. Può addirittura piangere con lui.

All'ingresso della persona in Hospice viene immediatamente predisposta una piccola ciotola sul comodino con il Rescue Remedy, il Rimedio del dott. Bach per l'emergenza e poi, dopo aver conosciuto il degente e aver ascoltato e osservato il suo carattere e il suo modo peculiare di reagire alla situazione, viene approntato un mix personalizzato di Rimedi il cui scopo è quello di riequilibrare le emozioni forti e dissonanti provate.

Possiamo scientificamente affermare che l'effetto rasserenante è stato provocato dai Fiori del dott. Bach?
No, scientificamente non possiamo dirlo. Sono troppi i fattori che contribuiscono al miglioramento della situazione del paziente: la differenza tra un reparto normale e l'Hospice, le cure psichiche e dell'anima e i farmaci antidolorifici, tutto finalizzato a dare serenità e dignità al malato nei suoi ultimi momenti. Un'umanità che raramente può essere vissuta in altri reparti in cui la gravità e l'urgenza delle situazioni costringe ad un  trattamento differente. Considerati però gli effetti che con i Fiori di Bach si ottengono su persone che non assumono altri farmaci e che vivono una vita all'insegna della quotidianità, su bambini piccoli, animali e piante posso essere ragionevolmente certa che anche i Fiori svolgano la loro parte in questa sinfonia.

Scrive Achille, volontario in Hospice: "...un ruolo importante ha avuto in tutto questo l'attenzione alle emozioni (richiesta dalla pratica dei Fiori di Bach) come attenzione alla persona, accompagnamento reale.
I Fiori di Bach, iniziandomi ad una attenzione e ad un ascolto che mi hanno sorpreso, hanno contribuito a cambiare anche me. La vicinanza con il limite della vita mi ha consentito non solo di cogliere le emozioni ma di restituirne insieme il senso, come senso del limite. (......) per coloro che debbono varcare l'ultima soglia, possiamo immaginare tante cose utili, indispensabili. Tra queste trovano giustamente posto la terapia del dolore e le tecnologie biomediche che permettono di alleviare i sintomi. Possiamo anche immaginare strutture sempre più adeguate per accogliere i malati terminali ed i familiari ed assicurare loro un tempo di vicinanza e di accompagnamento. Ma tutte queste cose, pur essendo utili o persino indispensabili, non bastano: ciò che serve è l'ascolto, la parola, la relazione nella quale cogliere insieme l'ordito di una narrazione."

Maria Chiara Verderi

dalla presentazione al Master di secondo livello in Medicina Palliativa - Facoltà di Medicina - 29/11/12