I FIORI DI BACH IN HOSPICE



Quando una persona entra in una struttura come un Hospice di solito ha affrontato tutta una serie di analisi con esiti sempre più preoccupanti, ha seguito cure spesso dolorose e invasive. All'arrivo la persona spesso non sa esattamente cosa sia un Hospice né cosa accadrà. I sentimenti più frequenti, oltre al dolore fisico, sono paura, perdita della speranza, terrore, disperazione, preoccupazione per i congiunti, senso di colpa.

In questo luogo però medici e infermieri accolgono il paziente con affetto e comprensione, vengono approntate le cure migliori dato lo stato del momento e viene messa in atto immediatamente la cura del dolore. I tempi si dilatano, la frenesia cessa e il paziente viene accolto, riconosciuto come una persona e non più come una patologia e torna finalmente ad essere ascoltato.

Roberta caposala in un Hospice di Milano racconta: "Il malato in Hospice ha bisogno principalmente di relazione ed accoglienza. Ha bisogno di essere ascoltato. Un colloquio per la scelta dei Fiori di Bach fa sì che la persona si concentri su se stessa, cerchi di capire cosa prova e perché, la mette in condizione di sforzarsi di spiegarlo, di dare un nome alle emozioni che prova. Così facendo si riconosce e si fa riconoscere. Così facendo scopre di avere davanti qualcuno che la guarda e desidera capirla e conoscerla."

Questo qualcuno può accoglierlo con affetto e simpatia, è interessato ad ascoltare la sua storia, le sue esigenze e le sue emozioni. Può addirittura piangere con lui.

All'ingresso della persona in Hospice viene immediatamente predisposta una piccola ciotola sul comodino con il Rescue Remedy, il Rimedio del dott. Bach per l'emergenza e poi, dopo aver conosciuto il degente e aver ascoltato e osservato il suo carattere e il suo modo peculiare di reagire alla situazione, viene approntato un mix personalizzato di Rimedi il cui scopo è quello di riequilibrare le emozioni forti e dissonanti provate.

Possiamo scientificamente affermare che l'effetto rasserenante è stato provocato dai Fiori del dott. Bach?
No, scientificamente non possiamo dirlo. Sono troppi i fattori che contribuiscono al miglioramento della situazione del paziente: la differenza tra un reparto normale e l'Hospice, le cure psichiche e dell'anima e i farmaci antidolorifici, tutto finalizzato a dare serenità e dignità al malato nei suoi ultimi momenti. Un'umanità che raramente può essere vissuta in altri reparti in cui la gravità e l'urgenza delle situazioni costringe ad un  trattamento differente. Considerati però gli effetti che con i Fiori di Bach si ottengono su persone che non assumono altri farmaci e che vivono una vita all'insegna della quotidianità, su bambini piccoli, animali e piante posso essere ragionevolmente certa che anche i Fiori svolgano la loro parte in questa sinfonia.

Scrive Achille, volontario in Hospice: "...un ruolo importante ha avuto in tutto questo l'attenzione alle emozioni (richiesta dalla pratica dei Fiori di Bach) come attenzione alla persona, accompagnamento reale.
I Fiori di Bach, iniziandomi ad una attenzione e ad un ascolto che mi hanno sorpreso, hanno contribuito a cambiare anche me. La vicinanza con il limite della vita mi ha consentito non solo di cogliere le emozioni ma di restituirne insieme il senso, come senso del limite. (......) per coloro che debbono varcare l'ultima soglia, possiamo immaginare tante cose utili, indispensabili. Tra queste trovano giustamente posto la terapia del dolore e le tecnologie biomediche che permettono di alleviare i sintomi. Possiamo anche immaginare strutture sempre più adeguate per accogliere i malati terminali ed i familiari ed assicurare loro un tempo di vicinanza e di accompagnamento. Ma tutte queste cose, pur essendo utili o persino indispensabili, non bastano: ciò che serve è l'ascolto, la parola, la relazione nella quale cogliere insieme l'ordito di una narrazione."

Maria Chiara Verderi

dalla presentazione al Master di secondo livello in Medicina Palliativa - Facoltà di Medicina - 29/11/12


  

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