A Natale del 2019 scrivevo l’ultimo post, fino ad oggi, sulla
mia esperienza presso l’Hospice Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di
Milano.
Leggendolo adesso mi vengono i brividi: quel giorno ero
rimasta particolarmente commossa alla vista del Presepe preparato da Achille.
Per molti giorni mi ero chiesta: come mai tanta commozione?
Perché ero rimasta così toccata da qualcosa che si ripeteva tutti gli anni?
Mah?
Non sapevo ancora che, di lì a pochissimo tempo, l’Hospice sarebbe
stato chiuso e, a causa del periodo tremendo che tutti noi abbiamo vissuto, si
sarebbe tramutato in reparto Covid.
Noi volontari, ovviamente, venimmo immediatamente invitati a rimanere a
casa e, ancora poco dopo, successe quello che tutti noi ben conosciamo,
purtroppo: il mondo cambiò all’improvviso radicalmente e nulla fu più come
prima.
Il nostro progetto di Fiori di Bach in Hospice si arenò, per
anni.
Poi, poco alla volta il mondo riprese a vivere. Lo sappiamo
tutti: noi esseri umani siamo veramente resistenti.
Abbiamo ricominciato a uscire di casa e a vedere le persone
care. Personalmente ricordo vividamente la prima volta che, con mia figlia,
andai a pranzo in un fast food. Ricordo come mi girasse la testa e come mi
sentissi stranamente fragile e vulnerabile.
A distanza di tanti anni l’Hospice dell’Ospedale Sacco oggi è in altra struttura
ospedaliera, il dirigente è cambiato, le infermiere sono diverse, sembra
davvero un altro mondo. Una cosa però non è cambiata: Achille continua a
sostenere i degenti con i nostri amati Fiori. E questo mi fa davvero felice!
Ci sono tante persone che potranno sentirsi emotivamente meglio in un momento davvero difficile della loro vita grazie alla
stupefacente bellezza della filosofia degli Hospice e all’attenzione e alla cura della persona che questa filosofia promuove, grazie alla grandezza dei medici
e del personale di questi reparti, grazie all’esercito di volontari che si
dedicano con amore al sostegno di chi sta soffrendo e, forse un pochino, grazie anche
all’osservazione paziente del mondo emotivo delle persone, che spesso non è facile da
decifrare, che l’utilizzo dei Fiori di Bach sollecita e che Achille ormai
padroneggia così bene.
Sono onorata di aver potuto trascorrere molti anni in mezzo
a queste persone, ancora non riesco a immaginare come io mi sia potuta meritare
tutto questo.
Al Sacco io ho lasciato un pezzo di cuore, non ci sono
parole per ringraziare il Dirigente, la psicologa, tutte le infermiere e il
Mitico Achille! Siete stati, siete ancora oggi e sarete per sempre nel mio
cuore!
Questo è il Presepe che Achille ha preparato quest’anno per
l’Hospice.
Quando l’ho guardato, incantata dalla sua bellezza, ho
provato un momento di commozione: questo è l’undicesimo Presepe che ho il
privilegio di ammirare qui.
Sono entrata la prima volta in questo reparto nel luglio del
2009 per incontrare la psicologa e per parlarle del mio progetto “Counseling in
Hospice: aiutare chi aiuta”.
Ricordo l’apprensione che provai quando appoggiai la mano
sulla maniglia della porta, ricordo il veloce pensiero della mia pavida mente:
“Sei pazza! Cosa ti è venuto in mente? Trova una scusa qualsiasi e scappa!” Poi
ho aperto la porta e sono rimasta abbagliata dalla luce, dai colori vivaci,
dalle piante rigogliose, dai sorrisi caldissimi delle infermiere in uniforme
gialla, il colore del sole.
Ho conosciuto persone a dir poco strabilianti, ho assistito
a piccoli miracoli di generosità, a gesti tenerissimi, a un tipo di coraggio e
di integrità che non pensavo possibile, ho sentito che lì, a dispetto di tutte le mie paure, lì era il mio posto.
Ricordo che il dirigente,
che mi stava superando veloce come una folata di vento in corridoio, mi disse:
“Guarda che chi entra qui poi non se ne va più!”. Ricordo lo sbalordimento che
provai.
E ricordo anche la scenetta, la prima di una lunga serie, a
cui assistei nel salottino in cui attendevo l’arrivo della psicologa: un
degente con il trespolo della flebo stava giocando a scacchi con uno dei
medici. Vinse gloriosamente.
E poi, a settembre 2009, iniziò la mia avventura lì.
Esattamente un anno dopo, nel settembre 2010 prese l’avvio
il secondo progetto: “Fiori di Bach in Hospice”, entrato oramai nel suo decimo
anno di attività.
Questo è il mio undicesimo Presepe e, non so perché, mi
sembra di gran lunga il più bello!
Grazie a tutti e, davvero, Buon Natale!
Maria Chiara Verderi
AISHA E I FIORI DI BACH
Effetto "torta di panna" di Maria Chiara Verderi
Mi chiamo Maria Chiara Verderi, sono una Counselor,
una consulente di Fiori di Bach iscritta nel Registro Internazionale
della Fondazione Bach e un’insegnante di Fiori di Bach
autorizzata dal Bach Centre UK.
Sono molti anni che utilizzo i Fiori di Bach e mi è capitato di
riscontrare, in alcuni rari casi, una reazione che ho chiamato “Effetto torta di panna”.
La persona che assume i Fiori, inspiegabilmente, trova il mix
particolare che sta utilizzando assolutamente irresistibile, appetitoso
contro ogni logica, tale da provocare un senso di acquolina
solo all’idea di assumerlo, proprio quello che a molti capita solo
alla vista di una torta con panna montata.
Mi è capitato di ascoltare una persona che riuscì, in un mix di Rimedi, a individuarne uno in particolare che “faceva gola”,
che aveva un sapore irresistibilmente migliore in mezzo agli
altri. Un’altra volta una persona distinse un Rimedio in
particolare, inconfondibile a suo parere tra gli altri per il suo
inebriante profumo.
La prima volta che mi accadde un fatto simile mi allarmai. I rimedi
si assumono in 30ml di acqua e il sapore della mistura è, appunto,
quella dell’acqua. Assolutamente insapore. Io, assaggiando a
mia volta il mix indicato….non sentivo altro che un sapore di acqua,
nonostante le proteste della persona che mi riferiva la sua esperienza e
che non si capacitava del fatto che io, invece, non
riscontrassi alcuna differenza.
Una volta però accadde anche a me e mi resi conto così che, senza
possibilità di errore, l’effetto “torta di panna” esiste e che un
particolare mix per me in quel preciso momento era veramente
irresistibile.
Alla fine dovetti accettare che quella che consideravo una bizzarria è un evento assai raro ma possibile.
In questi giorni, con grande stupore ho scoperto che “l’effetto torta di panna” può verificarsi anche con gli animali!
Aisha è la mia gattina che tra pochi giorni compirà 13 anni e che, appunto, da 13 anni periodicamente e al bisogno assume i Rimedi.
La dottoressa Cutullo, che è la sua veterinaria,
durante una visita normale di controllo prima di Natale consigliò di far
assumere ad Aisha un mix di 3 Fiori e …. mano a mano che
i giorni passavano Aisha ha cominciato a manifestare, anche lei,
l’effetto “torta di panna”!
Aisha è una gattina pacata e non molto vivace. Non si è mai
svegliata quando si sono verificati terremoti né durante le notti di
Capodanno al rumore di botti e fuochi d’artificio. E’ una gattina
poco incline ad agitarsi per alcunché e che rimane serenamente
addormentata nella sua cesta durante visite di amici e parenti,
perfettamente tranquilla! Mangiava poco e si muoveva poco.
Non ha mai fatto le corse pazze che facevano gli altri nostri gatti,
non ha mai ingaggiato lotte e zuffe per gioco. Si è sempre mossa con
grazia e pacatezza, poco incline a intemperanze e alla
vita avventurosa che di solito vivono i felini. Ora però, dopo quasi
13 anni di vita in stile zen, qualcosa è cambiato.
E’ sufficiente il leggero rumore del tappino con pipetta contagocce
della bottiglietta con i rimedi che lei si sveglia di soprassalto,
scatta in piedi e accorre miagolando a più non posso e
reclamando la sua dose di gocce di Fiori di Bach. Non l’avevamo mai
vista muoversi con tanta precipitazione!
Un po’ per giorno siamo arrivati a un rituale quotidiano che è
impossibile non osservare se non si vuole incorrere in miagolii di
protesta e invasione dei propri spazi da parte di quella stessa
gattina che fino a questo mix di Fiori era di una discrezione
persino esagerata.
Il Rituale
Appena svegli, prima di qualsiasi altra cosa, con noi ancora in
pigiama, Aisha arriva miagolando e lecca le gocce direttamente dal
contagocce. Naturalmente occorre darle più di una dose, almeno 4
dosi altrimenti atteggia il musetto a insoddisfazione. Guardandola
sembra dica: “Ma come? Tutto qua? Ne vorrei ancora!”
Per un po’ sta tranquilla permettendoci di lavarci e prepararci per
la colazione. A quel punto, prima di questi fatti, preparavamo le sue
ciotola con cibo umido e secco e predisponevamo un’altra
ciotola con acqua fresca. Oggi nell’acqua fresca è indispensabile
mettere due dosi di Fiori di Bach, il tutto sotto la sua stretta
osservazione, solo dopo questo si avventa sulla ciotola e beve
come se avesse trascorso l’ultimo mese nel deserto!
La posologia dei Fiori di Bach prevede che vadano presi nella misura
di 4 gocce per volta almeno 4 volte al giorno. Con nostro grande
stupore Aisha interrompe i suoi regolamentari sonnellini con
una regolarità sbalorditiva, almeno 4 o 5 volte al giorno, facendo
fusa, camminando sul computer, strusciando la testolina contro le nostre
gambe o il nostro viso, attirando la nostra attenzione
in tutti i modi possibili e senza cedere, fino a che non
interrompiamo quel che stavamo facendo e ci risolviamo a darle le sue
amate gocce da leccare. Sembra quasi abbia un orologio! Ribadisco
che, prima di questo mix, questi atteggiamenti erano lontanissimi
dal suo modo di fare.
A fronte di tutto questo, anche il suo carattere sta cambiando:
rimane una gattina tendenzialmente schiva ma ora è più presente, dorme
meno, riesce anche a giocare un po’, è più curiosa. Inoltre
chiacchiera mentre prima era abbastanza silenziosa, è molto più
affettuosa e, rispetto a prima, mangia con appetito dosi di cibo quasi
raddoppiate rispetto al passato.
Non specificherò quali Fiori sta prendendo perché non desidero che
questo diventi una specie di prontuario. Chi segue il metodo originale
del dott. Bach sa che i Fiori non sono medicine e
non servono quindi per trattare sintomi fisici. Servono, invece, per
aiutare a riequilibrare gli stati emotivi momentaneamente perturbati
dagli eventi della vita di tutti i giorni. Per scegliere
quali sono i Fiori che potrebbero essere utili in quel momento
occorre individuarli volta a volta dopo un colloquio con la persona
interessata e dopo averne ottenuto l’accordo. Ogni persona
reagisce allo stesso problema in modo assolutamente individuale e
originale. I Fiori vengono scelti e proposti in base agli stati d’animo
che la persona in oggetto sta provando in quel preciso
momento della sua vita riguardo a quel preciso problema.
Ovviamente questa metodologia va seguita anche nel caso si vogliano
dare i Fiori ai propri animali. Poiché però, per ovvi motivi non è
possibile chiedere all’animale quali siano i suoi stati
emotivi occorre avere conoscenze di comportamento animale per
evitare di fraintendere e di umanizzare gli stati d’animo che ci sembra
di osservare nei nostri amici animali.
Piena di meraviglia e di stupito divertimento, unisco il filmato di un momento che potremmo intitolare “Aisha e i Fiori di Bach: effetto torta di panna.”
Come fare?
Nel Registro Internazionale del Bach Centre UK è possibile trovare un elenco, oltre che di consulenti autorizzati per umani, i BFRP (Bach Foundation
Registered Practitioner), anche di consulenti autorizzati per animali cioè i BFRAP (Bach Foundation Registered Animal Practitioner)
che potranno aiutare a
comprendere quali sono le problematiche emotive e comportamentali
dei nostri amici animali e che offriranno i Rimedi floreali più
opportuni per aiutarli a riequilibrarle.
In alternativa, ove ciò non fosse possibile, è possibile farsi
aiutare dal proprio veterinario o da un comportamentalista che potranno
evidenziare il disagio emotivo manifestato dal nostro
animale, dopo di che potremmo, se li conosciamo, individuare noi
stessi i Fiori di Bach corrispondenti agli stati d’animo da riportare in
equilibrio.
Nel caso che ho descritto di Aisha, per esempio, i Fiori erano stati suggeriti dalla dottoressa Laura Cutullo,
veterinario omeopata, floriterapeuta, docente e scrittrice. Non è certo
la prima bottiglietta
che la dottoressa ha suggerito ad Aisha e, sempre, i risultati sono
stati chiari e concreti però né Aisha né gli altri gatti che ho avuto,
hanno mai manifestato “l’effetto torta di panna”!
Per chi desideri imparare ad usare i Fiori di Bach con metodo
originale c’è la possibilità di seguire i corsi autorizzati dal Bach
Centre UK.
Per coloro i quali desiderano seguire i corsi per imparare a dare i
Fiori agli animali, è possibile contattare la dott. Tamara Macelloni che, con la dott. Cinzia Ciarmatori e la dott. Elena Torre, propongono il corso
Ringrazio la mia amica Camilla Marinoni per avermi intervistata e per aver segnalato il nostro lavoro sul settimanale "Confidenze".
Se desiderate leggere l'articolo, dovrete cercare dal giornalaio il numero 27 del 27 giugno 2017.
Il progetto "Counseling in Hospice"
di Maria Chiara Verderi
Ringrazio "Milano più sociale" con Raffaella Ganzetti, direttore editoriale, e Camilla Marinoni, amministratore sito web, per aver pubblicato il racconto del progetto "Counseling in Hospice" del 2010.
Desidero ringraziare Raffaella Ganzetti, direttore editoriale di "Milano più sociale", giornale on line di informazione per il mondo della disabilità e fragilità, che si è interessata alla nostra esperienza di Fiori di Bach in Hospice e che ha pubblicato questo articolo sul suo giornale. Grazie anche a Camilla Marinoni, amministratore sito web di "Milano più sociale" e mia cara amica, che ha parlato di noi a Raffaella.
Penso che tutti abbiamo avuto modo di confrontarci nella vita con la vicenda di colui che Collodi veste con il nome di Lucignolo per il "suo personalino asciutto, secco e allampanato, tale e quale come lucignolo nuovo di un lumino da notte", conservando impressa nella mente la morale della favola nella quale Pinocchio lo rinviene morente nella stalla dell'ortolano Giangio.
Nel nostro caso l’avventura nel “paese dei balocchi” propone un
esito diverso, potremmo dire un’interessante appendice quale quella che ha affollato
i miei pensieri quando, dirigendomi allo spogliatoio per cambiarmi e prendere
servizio, ho intravisto riassettata la camera 2. Lucignolo se n’è andato. Oggi
niente massaggio ai piedi, thé con i
biscotti e neppure passeggiata in giardino parlando alle viole della loro
riposta bellezza tra le foglie di autunno ancora disseminate e mai raccolte.
Lucignolo era attento a queste cose, fiscale a riguardo di quello
che dovevano fare gli altri, proprio come chi non sa pretendere da sé e le
scuse le ha esaurite nei propri confronti. Ho spinto sulla carrozzina
attraverso i viali le parole ed i sentimenti di una vita sciupata, a volte,
anche momenti di lacrime di paura. Sapeva tutto della sua prognosi, cosciente
di essersi bevuta la vita come una gustosa aranciata e di aver impegnato i
giorni in una frenetica danza. Gli bruciava forte la sete di provarci ancora in
un altrove che non riusciva a circuire.
Aveva vissuto la malattia come il tempo della salute adeguandosi
a percorsi e sentieri senza pedaggi da pagare, barattando il suo essere e la
sua inadeguatezza come occasione di cura e di attenzione da parte degli altri. Mi sono chiesto se mai avesse percepito il
calore di un amore vero capace di renderlo a sua volta intraprendente premura, ardente
ed amante iniziativa. Non ho avuto occasione di approfondire l’argomento, né
mai i ricordi di cui mi ha fatto partecipe si spinsero in questa direzione. Ho
raccolto però una conferma al laghetto, a contatto con i germani: volle a tutti
costi alzarsi dalla carrozzina e, barcollante, provare ad avvicinarli,
accreditando un suo saperli accudire a motivo di una vita in cascina, con anatre,
polli e conigli.
Le anatre si rivelarono l’argomento privilegiato di una
primavera allo sboccio: la coppia, la fedeltà, lo stagno, la cova, la cura, gli
anatroccoli e la vita buona ci condussero su sentieri comuni fino giustificare
la speranza che è il respiro della vita. Le ali delle anatre si rivelarono
argomento convincente e adatto non solo a giustificare la ricerca di un luogo appropriato
per nidificare, ma ci consentirono di accostare
il futuro che ci viene incontro, che conosciamo ancora prima di incontrarlo. Un
futuro sperato e già disponibile dentro la nostra attesa, altrettanto
giustificata al pari dell’attesa dell’anatra che attende i piccoli di cui non
conosce il volto.
Lucignolo coglieva la forzatura del mio intento ma
accondiscendeva a vestire la sua sete con le piume del germano reale,
stringendosi nella coperta scarlatta, intimidito nelle fresche ombre del viale.
Faceva memoria di un sé che pungeva di dentro e intendeva spuntare con la forza
di un germoglio. Ogni desiderio che, come una meteora, riesce a fare breccia
nella nostra indurita scorza, vi attizza
un dramma e ci espone alla decisione di accoglierlo o rifiutarlo. Accende la
vita che vi si affida o soffoca nella incredulità, poiché il rischio e la
speranza si accompagnano all'affidamento e mai alla incredulità.
Lo accompagnai al Bar, si rifornì di caramelle, e poi
tornammo silenziosi verso il padiglione, cercando di schivare le buche di un
tracciato provato dalle intemperie e dalla mancanza di cura. Mi chiese di stare
ancora alcuni momenti in sua compagnia e poi si distese nel letto lamentando un
dolore che provvedemmo a rintuzzare.
“Mi fai i massaggi oggi?” fu la prima domanda che mi rivolse
appena mi avvicinai al suo letto due giorni dopo. Era più loquace del solito e
mi importunò con qualche domanda personale alle quali risposi vagheggiando
finchè diede termine a quel suo curioso gioco. Capivo che si portava dentro
qualche cosa di incandescente che non riusciva a pinzare e alla fine, mentre
gli portavo il thé con i biscotti sbottò con questa affermazione quasi volesse
colpevolizzarmi di qualche cosa: “Non ho dormito la notte scorsa, mi faceva
male la spalla”.
Capii al volo la domanda di aiuto e feci seguito con questa
affermazione: “Non solo ti faceva male qualcos'altro.” Lo aiutai poi a vestirsi
per uscire nel parco e mentre mi partecipava la sua ansia gli feci notare come
proprio questa si alimentasse alla speranza, alla tensione che si portava
dentro verso un tempo ed un luogo di pienezza. Viveva dentro di sé il dramma di
giungere alla decisione di rinunciare definitivamente a vestire i panni della
disperazione. Aveva intravisto, nella parte più intima di sé, la possibilità di
un affidamento cosciente, personale, definitivo alla pienezza che tutti
speriamo di incontrare.
Nei giorni successivi, fintanto che riuscì a sopportare il
dramma della sua decisione, mi chiese di stargli vicino e volle che scegliessi
dei brani della Bibbia da leggergli. Cosa che feci volentieri figurandomi di
riconoscerne l’intimità. L’ultimo brano,
che volle scegliere personalmente, iniziava in questo modo: “Un dottore della
Legge si alzò per metterlo alla prova: “ Maestro che devo fare per ereditare la
vita eterna?......... e finiva con: “Va e anche tu fa lo stesso”.
Un sussulto di gioia ho provato nel pensare che la vita di
Lucignolo, guardata con occhio più benevolo di quello di Collodi, conferisca
alla favola una morale impossibile, quale quella autorizzata dalla speranza, vestita
dalle piume di un germano reale.
Achille Tironi
I Fiori per Lucignolo
All'arrivo in Hospice abbiamo pensato che per tranquillizzare Lucignolo fossero adatti, oltre a Rescue anche Vine e Beech.
Successivamente, caduta la prima "buccia di cipolla", sono emerse le paure e così abbiamo predisposto un nuovo mix: Vine e Beech con Rock Rose,Mimulus e Sweet Chestnut.
Negli ultimi giorni abbiamo sostituito Beech, oramai non più necessario, con Walnut e così la miscela che lo ha accompagnato nei suoi ultimi giorni comprendeva Vine, Rock Rose, Mimulus, Sweet Chestnut e Walnut.